Più sane le galline, più sane le uova!

Esemplare di gallina autoctona: la livornese!

Galline in gabbia, galline a terra, galline all’aperto e galline all’aperto biologiche. Ma voi che gallina volete? O meglio le uova che consumate, da che gallina desiderate siano deposte?

Oggi è trendy dichiarare nelle etichette delle salse, dei biscotti, della pasta e di altre centinaia di prodotti alimentari, l’uso di uova da galline allevate a terra.

La dichiarazione presenta subito i prodotti come più etici, più green, ma è realmente vero?

Diamo insieme uno sguardo da vicino ai significati delle metodologie di allevamento delle galline.

1. Galline allevate in gabbia

La pratica di allevare in modo intensivo le galline in gabbia nasce alla fine degli anni ‘50. Anche i contadini usavano le gabbie, ma si trattava per lo più in funzione di nidi per agevolare la deposizione delle uova in un ambiente protetto.

Con il tumultuoso sviluppo mondiale dell’economia e il rapido aumento della popolazione, nasce l’esigenza di trasferire i criteri della produttività anche nell’allevamento degli animali, e in questo caso delle galline ovaiole.

La gabbia presenta numerosi vantaggi dal punto di vista della gestione:

  • La somministrazione del mangime è semplificata. Lunghissimi fili di acciaio con rondelle plastiche distribuiscono il mangime dai silos di stoccaggio del mangimificio fino alle mangiatoie delle gabbie.
  • Lo stesso avviene per la distribuzione dell’acqua, inizialmente erogata in canaline aperte, e poi somministrata con abbeveratoi automatici, azionati dalla gallina con il becco.
  • Parimenti la raccolta delle uova deposte dagli animali avviene con lunghi nastri di iuta che scorrono davanti alle gabbie, e in cui le uova rotolano mediante piani inclinati. Successivamente, con catene metalliche chiamate anaconda, le uova vengono portate nel locale di selezione e confezionamento.
  • Anche la raccolta degli escrementi degli animali è agevolata e razionalizzata. Le deiezioni cadono attraverso le maglie delle gabbie metalliche sul pavimento del capannone, da cui vengono poi tolte mediante enormi raschiatori che le trascinano all’esterno. Le gabbie stesse sono sfalsate, in modo che le deiezioni non cadano sull’animale più in basso.

Le gabbie si sviluppano verticalmente su più piani, anche fino a 10 piani!

  • Siccome il ciclo luce-buio deve essere determinato indipendentemente da quello naturale, i capannoni non hanno generalmente finestre. Sono illuminati solo con luce artificiale.

Per legge si può arrivare fino a 16 ore di luce e solo 8 di buio nell’arco delle 24 ore del giorno.

  • Ovviamente, mancando le finestre, va comunque assicurata l’areazione. La si ottiene con enormi ventole che aspirano l’aria dall’interno del capannone e che hanno come effetto secondario anche quello di determinare una certa essicazione della pollina, cioè delle deiezioni degli animali, cosa che ne facilita i successivi trattamenti.

Tuttavia questo tipo di ventilazione forzata dei capannoni crea parecchi problemi durante i giorni più caldi nella stagione estiva.

Quando in un capannone sono radunati oltre 50.000 animali, rinfrescare l’ambiente è veramente problematico.

All’interno si possono facilmente raggiungere temperature molto alte, che a volte possono provocare diffuse morie di animali!

  • Ma che dimensioni ha un capannone per l’allevamento intensivo di galline ovaiole?

In genere le costruzioni sono lunghe 150/200 metri, larghe circa 10 metri e possono essere strutturate anche su due piani.

Quanti animali contengono?

L’abbiamo detto sopra: possono contenere oltre 50.000 animali per ogni piano.

  • Quanto sono grandi le gabbie?

Dal 01/01/2012, per la Direttiva 1999/74/CE (D. Lgs. 267/03), lo spazio per ogni animale è passato da 550 cm3 a 750 cm3, con un’altezza di 45 cm. Uno spazio un poco più grande di una cartolina per ogni animale. Si tratta delle così dette gabbie arricchite, ancora ammesse per legge.

C’è altro?

C’è ancora il debeccaggio o taglio dei becchi, che viene praticato per evitare il cannibalismo tra gli animali costretti a vivere oltre 12 mesi in condizioni come quelle descritte.

Possiamo aggiungere ancora che grazie a formulazioni particolarmente proteiche dei mangimi e ai cicli luce-buio forzati tutti verso la luce (fino a 16 ore per legge), queste galline producono per i 12 mesi di deposizione circa 320 uova, quasi una al giorno.

Macchine bioniche, più che veri animali!

Uova da galline allevate in gabbia
Uova da galline allevate in gabbia

Però, dalle descrizioni precedenti tutto sembra molto tecnologico, ordinato, pulito e, salvo lo spazio assurdamente angusto in cui vivono gli animali, persino accettabile.

Ma vi assicuro che le cose non stanno così.

Difficilmente è possibile visitare gli allevamenti intensivi, anche e soprattutto per il pericolo, sempre incombente, delle pandemie aviarie.

Quando si verificano in comunità di animali così numerose, le pandemie hanno sempre effetti devastanti. Ho lavorato anni fa in un allevamento intensivo di galline ovaiole, e dunque vi parlo con cognizione di causa.

La cosa che più si avvicina ad un allevamento intensivo di galline ovaiole è la descrizione, nella Divina Commedia di Dante, dei gironi infernali!

In un capannone lungo 150/200 metri, anche quando le luci sono accese, non si vede assolutamente il fondo dall’ingresso. Inoltre il rumore fatto da tutti quegli animali ammassati è assordante.

L’aria, a causa delle microparticelle del piumaggio in sospensione, dell’odore degli animali stessi e delle loro deiezioni (la pollina), è quasi irrespirabile!

Dunque, per gli allevamenti intensivi di galline ovaiole in gabbia è tutto negativo?

Direi proprio di no!

Quando le galline, negli anni ‘50, erano per lo più allevate a terra, i casi di tossinfezioni alimentari dovute all’uso di uova infettate dalla salmonella erano innumerevoli e anche devastanti!

Negli ultimi decenni, grazie agli allevamenti intensivi in gabbia – e bisogna dirlo -alle infinite precauzioni nella produzione di alimenti introdotte per legge dall’HACCP (Analisi dei punti critici delle Produzioni Alimentari) Regolamento (CE) 852/2004, le cose sono molto cambiate.

Esistono ancora purtroppo casi di tossinfezioni dovute alla salmonellosi, ma sono oggettivamente meno frequenti del passato. E’ chiaro che questo è un punto di vista strettamente antropocentrico.

Altra cosa è il livello di stress che subiscono questi animali, che in simili condizioni è altissimo. E’ come per noi umani trascorrere l’intera esistenza in carcere, con un regime speciale di detenzione!

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2. Galline allevate a terra

Il ritorno al passato!

Già perché gli animali, di tutte le razze, sono sempre stati allevati dall’uomo a terra fin dalla più remota antichità. Come dice Qoelet nell’EcclesiasteNon c’è nulla di nuovo sotto il sole”!

In realtà qualche novità c’è.

Galline in allevamento intensivo a terra al chiuso
Galline in allevamento intensivo a terra al chiuso

Intanto si tratta in ogni caso di allevamenti intensivi, con migliaia di galline ovaiole ammassate al chiuso, in enormi capannoni. Anche in questa modalità di allevamento vige l’uso di cicli veglia-sonno fortemente alterati rispetto ai cicli naturali di giorno e notte.

Nella più parte di queste strutture gli animali razzolano nei loro stessi escrementi, le lettiere, che vengono ripulite solo con il cambio degli animali a fine ciclo di deposizione. La densità degli animali non deve superare i 9 capi per m2, secondo la DIRETTIVA 2002/4/CE, che però non pone limiti alla numerosità delle galline in un unico locale!

Questa è la tabella relativa al codice di identificazione del tipo di uovo e quindi della metodologia di allevamento ad esso collegata:

GABBIATERRAAPERTOBIOLOGICO
CODICE3210
DENSITÀ13 gallina per m²9 galline per m²9 galline per m²6 galline per m²
SPAZI ESTERNINONO4 galline per m²4 galline per m²
NUMERO CAPINessun limiteNessun limiteNessun limite3.000 per capanno

Anche in questa tipologia di allevamento è prevista una ventilazione forzata delle strutture, soprattutto per tenere sotto controllo la temperatura durante la stagione calda.

La situazione di queste galline, non è molto più felice di quella delle compagne in gabbia.

Sempre di carcere si tratta!

Sostenere che, in queste condizioni, sono rispettate pienamente le esigenze di benessere animale delle galline ovaiole non mi sembra corretto.

Un altro problema negli allevamenti intensivi a terra si presenta nei nidi di deposizione. Data la promiscuità degli allevamenti intensivi a terra, non è raro che un animale depositi i suoi escrementi su un uovo.

Poiché la normativa europea vieta tassativamente qualunque intervento, anche una semplice spazzolatura, delle uova di categoria “A”, cioè destinate al consumo umano, le uova sporche di escrementi, al pari di quelle incrinate, devono essere scartate (verranno destinate alle lavorazioni industriali previa pastorizzazione).

Si tratta di un ulteriore costo che grava su questa tipologia di allevamento intensivo.

Ci sono poi questioni ancora più serie da prendere in considerazione. Tenere sotto controllo le numerose patologie che affliggono le galline in allevamenti intensivi a terra è ancora più complicato che nel caso di allevamento intensivo in gabbia, proprio per la maggiore promiscuità degli animali.

Elenco le principali a titolo esemplificativo:

  • Malattie di origine virale
  • Malattie batteriche
  • Malattie da protozoi: la coccidiosi
  • Infestazioni parassitarie

La maggior parte di queste patologie, per essere adeguatamente curate, richiedono diversi farmaci: sulfamidici, vaccini e, dulcis in fundo, gli antibiotici!

Inoltre, il fatto che gli animali vivano sui loro stessi escrementi, amplifica tutti i fenomeni infettivi, qualsiasi sia la tipologia dell’agente patogeno.

E da questo ultimo aspetto sorgono una serie di problemi anche per gli umani:

Una patologia delle galline ovaiole, in particolare, ci riguarda da vicino: la   tristemente famosa salmonellosi. E’ bene chiarire un aspetto importante della salmonella: si tratta di un batterio ubiquitario, abbastanza diffuso in natura.

Nel caso delle galline ovaiole, queste possono esserne portatrici senza mostrare particolari sintomi, tuttavia in quanto portatrici, possono trasmette la salmonella all’uovo che producono.

La natura però fa le cose per bene: in genere il batterio è solo sulla parte esterna del guscio, che si infetta durante il percorso nell’ovidotto a contatto con le feci, e non penetra all’interno dell’uovo.

L’uovo è una cellula totipotente, cioè produce la vita, e in questo caso il pulcino. E la natura protegge assai bene la vita!

Solo in casi eccezionali, quando ad esempio l’animale è gravemente ammalato (ma in questo caso è destinato a morire) la salmonella può penetrare anche all’interno dell’uovo.

Insomma, come potete constatare, l’allevamento intensivo a terra non rappresenta ancora una soluzione ideale, soprattutto da punto di vista del benessere animale!

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(continua)

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