C’è un profumo che per me è sempre stato doppio. Ottobre, cortile di casa, aria fresca del mattino: da una parte il sentore dolce e muschiato dell’uva Moscato appena raccolta, dall’altra quello pieno e leggermente acidulo del pomodoro maturo, pronto per diventare conserva per l’inverno. Nell’astigiano la vendemmia del vino e la raccolta del pomodoro cadono quasi nello stesso momento, negli stessi cortili, a volte nelle stesse case. Io sono cresciuto dentro questa doppia stagione, senza sapere che un giorno ne avrei fatto un mestiere. Anzi, un’idea che, per quanto ne sappiamo, nessuno prima aveva ancora avuto.
Oggi quell’idea ha un nome e un’etichetta: il Ketchup Gourmet al Moscato d’Asti DOCG di Biobontà. Ed è la prima volta che scrivo un articolo così importante per il nostro blog, quindi voglio raccontarlo come si deve: partendo da dove è nato davvero. Non in un laboratorio, ma in una famiglia astigiana.
Le radici: un'infanzia tra vigne e “butaline”
Mio padre comprava le uve da vino per Pippione, nell’astigiano: ogni autunno le ceste piene arrivavano dai filari alle cantine, in un via vai che scandiva le settimane più intense dell’anno. Nello stesso periodo, in cortile, mia madre e mia nonna Ernesta preparavano la conserva di pomodoro con i pomodori San Marzano, che in Piemonte si chiamano “le butaline”: pomodori tagliati, riempimento a mano, bollitura nel paiolo, tappi legati con lo spago. Un rito che si ripeteva identico ogni anno, tramandato senza bisogno di essere spiegato.
Due lavorazioni, la stessa terra, la stessa stagione, spesso lo stesso cortile — eppure per decenni sono rimaste due mondi paralleli. Il vino finiva nel bicchiere. Il pomodoro finiva nel piatto. A nessuno, allora, sarebbe venuto in mente di farli incontrare nello stesso vasetto.
Vino e pomodoro: due protagonisti che (quasi) non si erano mai incontrati
Nella tradizione gastronomica italiana, vino e pomodoro sono due grandi protagonisti che raramente condividono la scena. È curioso, perché il Piemonte è la terra che li ha resi entrambi celebri nel mondo, seppure su binari separati. Da una parte i grandi vitigni aromatici come il Moscato, coltivato secondo fonti storiche nella zona di Canelli fin dal Trecento e codificato nei suoi metodi di produzione già nel Seicento dal gioielliere di corte Giovanni Battista Croce. Dall’altra, la conserva di pomodoro: fu un piemontese, Francesco Cirio, nato a Nizza Monferrato — proprio nell’astigiano — nel 1836, a fondare a Torino nel 1856 quella che sarebbe diventata l’industria italiana della conserva alimentare, trasformando in scala industriale un gesto che nelle case, come quella di mia nonna Ernesta, si faceva già da generazioni con le butaline.
Due storie nate a pochi chilometri di distanza, nella stessa provincia, che hanno viaggiato per un secolo e mezzo senza mai realmente toccarsi. Mancava solo qualcuno che decidesse di unirle in un vasetto solo.
Come nasce il Ketchup al Moscato d'Asti DOCG
Quel qualcuno, con un pizzico di incoscienza e trent’anni abbondanti di esperienza nella creazione di salse, è stata Biobontà. La nostra missione, fin dall’inizio, è fondere le note complesse e aromatiche dei grandi vitigni e vini italiani nei più classici dei condimenti, creando gusti freschi e capaci di accompagnare nuove sperimentazioni in un mondo gastronomico in continua evoluzione. Dopo decine e decine di salse sperimentate, in Piemonte la domanda successiva era quasi obbligata: perché non il vino?
Da quella domanda, e da una salsa gourmet al Moscato d’Asti già amata per gli abbinamenti con formaggi e aperitivi, è nato un passo ulteriore: un vero e proprio ketchup gourmet, pensato fin dal principio anche per i mercati internazionali. Non un prodotto di nicchia locale, ma un condimento con l’ambizione di portare il re dei vini aromatici piemontesi direttamente nel piatto, e non solo nel bicchiere — per quanto ne sappiamo, il primo ketchup al mondo realizzato con Moscato d’Asti DOCG.
L’innovazione tecnica: tutto l’aroma, zero alcol
La sfida tecnica non era piccola: catturare l’intero profilo aromatico e le note fruttate del Moscato d’Asti DOCG — i suoi sentori floreali di acacia e glicine, di erbe come la salvia, di frutta bianca e miele — eliminando però completamente il contenuto alcolico. Il risultato è un condimento che porta tutta la personalità del vino, senza traccia di alcol:
- Analcolico: tutto l’aroma del vino, senza alcol, per renderlo adatto davvero a tutti
- Clean label: 100% naturale, senza coloranti né conservanti
- Biologico (a eccezione del Moscato d’Asti DOCG), naturalmente senza glutine e vegano
Il risultato è un prodotto pensato per essere inclusivo per definizione: adatto a chi non beve alcolici per scelta, per età o per convinzione personale, senza rinunciare a un profilo di gusto complesso e riconoscibile.
Perché proprio ora: il boom (vero) del mondo alcohol-free
Non è un caso che un progetto come questo nasca in questo momento. Il mercato delle bevande e dei prodotti no e low-alcohol non è più un fenomeno di stagione, ma una vera categoria strutturale: secondo i dati IWSR raccolti nel report Good Culture 2026, i volumi globali del segmento sono attesi in crescita del 37% entro il 2027 rispetto al 2020, fino a rappresentare circa il 4% dei volumi mondiali — il doppio rispetto a dieci anni fa. Il solo mercato europeo del no/low alcohol vale oggi circa 9 miliardi di euro, e tra il 2022 e il 2024 ha intercettato 60 milioni di nuovi consumatori, con un interesse particolarmente forte nella fascia 35-44 anni.
E quello che mia nonna Ernesta faceva per necessità e per tradizione — un prodotto genuino, senza scorciatoie, fatto in casa — è oggi esattamente ciò che i consumatori di tutto il mondo stanno tornando a cercare, con in più la curiosità per un’esperienza di gusto che profuma di vino senza contenerne gli effetti.
In cucina: gli abbinamenti gourmet che stupiscono
La salsa gourmet al Moscato d’Asti DOCG, alla base del nostro ketchup, si presta a una versatilità che raramente si trova in un condimento classico:
- Formaggi — caprini, robiola, formaggi freschi ed erborinati: il Moscato lavora da contrasto, ed è perfetto
- Aperitivo agrodolce — crostini, bruschette, tartine e focaccine, dove si apprezza appieno il sentore del vino
- Pesce e carni bianche — gamberi, pesce crudo, carpacci, poke e uova sode, per un effetto agrodolce molto piacevole
- Dessert — cheesecake, yogurt e ricotta, come topping gourmet a sorpresa
Una varietà di abbinamenti creativi pensata apposta per stupire gli ospiti, dal buffet dell’aperitivo fino al fine pasto.
Un'idea nata ad Asti, pensata per il mondo
Il Ketchup al Moscato d’Asti DOCG nasce con un’ambizione precisa: valorizzare l’Asti DOCG in nuovi momenti di consumo, complementari al bicchiere, aprendo la strada anche ai mercati esteri, a partire dal Nord Europa. La nostra vision resta quella di sempre: aiutare le persone a vivere meglio, portando ogni giorno il benessere e la gioia di mangiare bene, con il coraggio di sperimentare nuove sensazioni ed esperienze di gusto.
FAQ
Il Ketchup al Moscato d'Asti DOCG contiene alcol?
No. Un processo produttivo innovativo elimina completamente il contenuto alcolico, conservando però l’intero profilo aromatico e le note fruttate del Moscato d’Asti DOCG.
È adatto a vegani, celiaci e a chi ha intolleranze?
Sì. È un prodotto vegano, naturalmente senza glutine, biologico (a eccezione del Moscato d’Asti DOCG) e senza coloranti né conservanti aggiunti.
Con cosa si abbina meglio il ketchup al Moscato d'Asti?
Si abbina splendidamente a formaggi freschi ed erborinati, ad aperitivi su crostini e focaccia, a pesce e carni bianche come gamberi, carpacci e poke, e persino a dessert come cheesecake, yogurt e ricotta.
Cos'è esattamente il Moscato d'Asti DOCG?
È un vino bianco aromatico, dolce e naturalmente frizzante, prodotto al 100% da uve Moscato Bianco in una zona che comprende 51 comuni tra le province di Asti, Cuneo e Alessandria, con una tradizione di coltivazione che nell’area di Canelli risale al Trecento.
Dove si può acquistare o avere maggiori informazioni?
Per informazioni su disponibilità, distribuzione e collaborazioni è possibile scrivere a info@biobonta.com o visitare www.biobonta.com.
Quando assaggio questa salsa, un po’ ci vedo ancora mia nonna Ernesta, le mani rosse di pomodoro, le butaline allineate sul tavolo del cortile. E ci vedo mio padre tornare con le ceste d’uva per Pippione. Due gesti, la stessa terra, la stessa stagione. Ci sono voluti alcuni decenni, e un bel po’ di salse sperimentate, per capire che quei due mondi potevano stare, finalmente, nello stesso vasetto.
Claudio Fantolino